QUI FERT MALIS AUXILIUM, POST TEMPUS DOLET
"[...] Non siamo più uomini; non abbiamo più neanche la vita balzana degli animali; siamo cose di cui solo gli altri possono disporre. Dobbiamo fare ribrezzo, per poter essere usati meglio da chi lo vuole; perchè una sola libertà ci rimane: quella di tradirci. E infatti, ognuno di noi, cova, col suo leggero tanfo malato alle viscere, il desiderio di poter finalmente ammiccare ai suoi padroni, che vengono a condannarlo. Vogliamo essere noi i primi aiutanti dei nostri assassini, che hanno inventato complicati meccanismi per ucciderci insieme. [...]"
(P.P. Pasolini, "Calderòn": XVI EPISODIO - Rosaura risponde a Basilio)

21 dicembre 2011

L'Italia va a fondo. Che fare?

E' ormai certo che il debito pubblico e privato, esploso negli ultimi anni, stia mascherando una crisi sistemica già da tempo irrecuperabile, che il modello keynesiano abbia fatto il suo tempo e che i signori Bernanke, Monti, Draghi, Trichet abbiano svolto il loro ruolo fallimentare, seguendo un piano prestabilito che porterà ad una recessione peggiore di quella del 1929.

Gli stati, dopo la grande abbuffata di debito, e solo quando il punto di non-ritorno era già superato, hanno tentato misure di austerity, rivelatesi, sin dalla loro progettazione, inique. Queste, difatti, hanno oppresso ulteriormente le fasce deboli della popolazione, favorendo banche e classi benestanti, e non hanno neppur sfiorato i grandi oligopoli privati che impediscono il corretto funzionamento del mercato, i grandi evasori, le rendite occulte, il Vaticano e i privilegi acquisiti di determinati gruppi finanziari.

E' dunque ovvio che, andando così le cose, e tenendo anche conto della truffa del signoraggio, in tutta Europa la recessione lascerà presto il posto alla depressione.

La corsa agli sportelli è iniziata da mesi e tale processo si fa ogni giorno più rapido. I soldi prendono il volo soprattutto verso la Svizzera, ed anche le tesorerie delle imprese iniziano ad essere spostate a Ginevra, Lugano e Zurigo.

Nel frattempo i governi dei Paesi in crisi, come quello italiano, cercano di bloccare la fuga di contanti con la scusa dell'evasione fiscale, ma in realtà temono la diffusione di un "bank run".

Anche la Cina non sorride e gli ultimi dati indicano un forte rallentamento. Negli USA, invece, ben presto verranno meno gli stimoli per decretare tasse inferiori sui salari e si presume che questo porterà nel 2012 un -1% di PIL.

Tornando alla nostra nazione, si può affermare senza timore di smentite che l'Italia sia già nel pieno di una depressione, e che le cause non siano soltanto esterne come qualche politico vorrebbe far credere da tempo.

Se rischiamo la bancarotta è a causa di decenni di politiche che hanno devastato l'economia, ed oggi, con un regime fiscale e burocratico scellerato, non esiste una sola possibilità valida per poter creare ricchezza o continuare a crearne
.

Di fatto, le imprese e gli imprenditori non hanno nessun motivo per restare qui in Italia. Solo i monopolisti e quelli aderenti alla ristretta cerchia della casta possono fare profitto. Gli altri vanno via giorno dopo giorno. Dove? Semplice: dall'Austria alla Svizzera, dalla Slovenia alla Repubblica Ceca. Posti tranquilli, con una fiscalità mite ed accattivante. Nazioni che hanno bilanci in ordine e che offrono una maggiore certezza del diritto.

Anche i giovani non hanno motivo alcuno di rimanere. I migliori stanno andando via e il processo non è che all'inizio.

C'è ben poca speranza per il futuro e credo che tutti lo abbiano capito.

I cittadini che restano, infatti, sono obbligati ad una battaglia giornaliera, che li spinge ad evadere per poter sopravvivere al sistema sempre più ostile che si è andato a creare. Le leggi fiscali, le multe, la stoltezza della burocazia non possono che spingere ad una simile autodifesa.

I mutui aumentano, i redditi restano uguali o diminuiscono, i licenziamenti sfiorano cifre record, le tasse si moltiplicano, scompare l'ICI e compare l'IMU... perchè restare in Italia o soccombere supinamente? Ma soprattutto, rivolgendomi a chi ha più di una casa in Italia, perchè averne se ci saranno una marea di tasse da pagare e presto i valori delle stesse collasseranno al livello di 20 anni fa?

Tenendo conto di tutto questo, ciò che resta e resterà dell'Italia è un Paese in declino e pieno di tanti anziani che, presto, saranno privi anche di quei pochi risparmi che tengono gelosamente in banca, poichè divorati dal debito di uno stato miope, amico delle grandi banche e nemico dei cittadini.

Monti, Passera, Mussari, e tutti gli altri banchieri ai luoghi di potere, attentano quotidianamente, alla nostra sicurezza e a quella dei nostri figli, seguendo un copione prestabilito. Questi, stanno semplicemente svolgendo il loro ruolo di capitani di una grande nave che sta andando a fondo, tranquillizzando i passeggeri di seconda classe per permettere a quelli di prima di mettersi in salvo usando le poche scialuppe in dotazione.

A questo punto, i consigli per salvarsi non possono che essere i seguenti: lasciate in banca il minimo indispensabile per pagare le bollette e far funzionare il bancomat, e riponete tutto ciò che avete ritirato in una cassetta di sicurezza o in una banca all'estero sotto forma di cartamoneta (non in Euro ma in valuta pregiata estera). E non dimenticatevi di oro e argento. Fatelo prima che lo stato ponga limiti di prelievo e tasse sull'acquisto di oro.

Ma, soprattutto, raccogliete quanto più risparmio possibile e allontanatelo dal sistema assicurativo e bancario italiano. Se mai ci sarà una ripresa in Italia la si potrà cavalcare da una tranquilla e comoda banca estera.


*Parte di questo trafiletto è tratto dai due articoli di Paolo Barrai "Il giro della morte" e "Buona setimana pre-natalizia".*

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