QUI FERT MALIS AUXILIUM, POST TEMPUS DOLET
"[...] Non siamo più uomini; non abbiamo più neanche la vita balzana degli animali; siamo cose di cui solo gli altri possono disporre. Dobbiamo fare ribrezzo, per poter essere usati meglio da chi lo vuole; perchè una sola libertà ci rimane: quella di tradirci. E infatti, ognuno di noi, cova, col suo leggero tanfo malato alle viscere, il desiderio di poter finalmente ammiccare ai suoi padroni, che vengono a condannarlo. Vogliamo essere noi i primi aiutanti dei nostri assassini, che hanno inventato complicati meccanismi per ucciderci insieme. [...]"
(P.P. Pasolini, "Calderòn": XVI EPISODIO - Rosaura risponde a Basilio)

21 gennaio 2012

Mangia poco e vivrai a lungo: la scoperta della molecola Creb1

Sin da bambini ci è sempre stato detto che bisogna mangiare per vivere, e che più si mangia meglio è!

Due generazioni, i nostri nonni e i nostri padri, sono state condizionate da questo comandamento, e gli effetti sono ora visibili, con un tasso di sovrappeso e di obesità che supera il 30% della popolazione, per non parlare di tutte le malattie ad esso correlate.

Tempo fa avevamo scritto di un'interessante ricerca scientifica, svolta agli inizi degli anni Settanta da un medico di fama mondiale, Alexander Leaf, il quale fece una grande ricerca per identificare quali fossero le popolazioni più sane e longeve del pianeta.

Scoprì tre zone sulla terra dove gli abitanti diventavano vecchi in piena salute superando abbondantemente i cento anni: la valle di Vilcabamba nell’Equador, la regione di Hunza in Pakistan e la regione dell’Abkhazia, nel Causaso.

Successivamente il Dr. Leaf prese in esame anche gli abitanti delle isole Okinawa in Giappone, famosi anche loro per la salute e la longevità.

Attraverso uno studio molto completo durato più di un decennio e che coinvolse centinaia di ricercatori, emersero chiaramente alcuni punti fondamentali che potevano essere considerati come la base della longevità di tutti e quattro i popoli.

Il primo era l'alimentazione, basata quasi esclusivamente su frutta, verdura, cereali, legumi e noci, con una dieta molto varia che però non superava le 1.200-1.500 calorie al giorno. Una dieta ben distante dalle 2.500 calorie dell’americano medio.

La ricerca del Dr. Leaf sollevò un polverone di critiche perché contrastava nettamente con la letteratura scientifica di quei tempi, dove, appunto, l'alimentazione veniva considerata come la base della longevità sul principio: "Più mangi, più vivi".

Sono passati quasi 40 anno e finalmente gli scienziati hanno trovato la prova scientifica a fondamento della ricerca del Dr. Leaf: un'equipe dell'Università Cattolica di Roma (Istituti di Patologia e di Fisiologia) ha scoperto l'esistenza di una molecola (chiamata Creb1) che si attiva con una dieta a basso contenuto calorico e il suo compito consiste nel guidare altri geni importanti per la longevità e per il buon funzionamento del cervello.

In verità l'osservazione, negli ultimi anni sempre più avvalorata da numerosi risultati sperimentali, aveva già collegato l'obesità ad un rallentamento e ad un invecchiamento precoce delle funzioni del cervello (le sinapsi dei neuroni funzionano sempre peggio), così come avviene con malattie tipiche della terza età, dalla demenza senile al Parkinson.

Al contrario, la restrizione calorica (nella giusta misura) mantiene giovane il cervello, lo rende più attivo. Ma i "pulsanti" molecolari che governano gli effetti positivi della dieta sul cervello erano finora ignoti.

La molecola individuata dal gruppo di scienziati della Cattolica apre più di uno spiraglio. Non a caso Creb1 regola normalmente importanti funzioni cerebrali come la memoria, l'apprendimento e il controllo dell'ansia. E la sua attività diminuisce, o viene compromessa, proprio dall'età che avanza.

La restrizione calorica potenzia la capacità delle sinapsi dei neuroni di memorizzare le informazioni e molto altro. Tali azioni benefiche sono proprio mediate da Creb1.

Quante calorie assumere allora? Gli scienziati dicono un 30% in meno di quelle normalmente consigliate, quindi su un'alimentazione di circa 2.000 calorie, stiamo parlando di 1.400 calorie al massimo.

Tale dato conferma in pieno la ricerca del Dr. Leaf.

Infatti, i popoli "primitivi" prima citati, istintivamente mangiano poco (abbiamo detto 1.200–1.500 calorie) e vivono fino a cent'anni in modo sano e naturale, arrivando addirittura in alcuni casi a oltre 150 anni!

Gli scienziati concludono quindi che dovremmo lasciare nel piatto il 30% del nostro cibo (sono proprio queste le parole da loro usate). Per coincidenza, nello yoga, in un testo di migliaia di anni fa, si parla dell'alimentazione giusta per l'uomo e si consiglia di lasciare proprio un terzo del cibo nel piatto in onore al Dio Shiva... l'uomo dimentica la saggezza antica ma fortunatamente la riscopre con la scienza!


Articolo di: Nadia e Giacomo Bo
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